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Vereinigung Deutsch-Italienischer Kulturgesellschaften_Wagenbach

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del 27.01.2022

Klaus Wagenbach. Un ricordo

Il 17 dicembre 2021 Klaus Wagenbach è morto a Berlino all’età di 91 anni. Aveva fondato – sempre a Berlino – la sua casa editrice nel 1964; ne aveva lasciato la guida operativa nel 2002 alla sua ultima moglie, Susanne Schüssler, anche se aveva sempre continuato a seguire attivamente con attenzione e consigli il programma della casa editrice e la sua realizzazione.

Durante il mio lavoro a Berlino come direttore del locale Istituto Italiano di Cultura (2011-2015) ho avuto occasione di conoscere personalmente Klaus Wagenbach e di incontrarlo in occasione di alcune manifestazioni. Certamente i miei contatti riguardavano soprattutto la casa editrice e le sue nuove pubblicazioni nell’ambito della letteratura e cultura italiana; ma, come già accennato, Klaus Wagenbach era sempre presente nella sua stanza presso l’ufficio della casa editrice, come egli stesso ricordò con grande ironia nelle pagine conclusive dei suoi ricordi (cfr. Die Freiheit des Verlegers. Erinnerungen, Festreden, Seitenhiebe, Berlino 2010). La prima impressione nel visitare la casa editrice era l’atmosfera amichevole, quasi familiare, che vi regnava; vi si lavorava certo con grande intensità, ma era difficile considerare l’appartamento, nel quale la casa editrice ancora oggi ha la sua sede, come un tipico ufficio. Tale atmosfera raggiungeva il suo culmine nel piccolo ricevimento, che ogni anno la casa editrice offriva durante l’Avvento; nessuna formalità, nessun carattere ufficiale, nessuna pubblicità, ma proprio perciò scambi di idee sempre molto ricchi, ai quali il “Nik-klaus” – così Wagenbach stesso si definiva – arrecava sempre il suo personale contributo.

In questi anni a Berlino ho avuto più occasioni di collaborare con la casa editrice Wagenbach: i Festival della letteratura in settembre, la presentazione di libri in Istituto o in altre sedi, manifestazioni organizzate insieme, ecc. Ma i momenti più importanti di questa collaborazione furono soprattutto la grande mostra Pasolini Roma (2014) al Martin-Gropius-Bau, in occasione della quale fu predisposto un programma collaterale di iniziative diverse particolarmente ricco, e la continuazione – e infine la conclusione (2015) – della grandiosa edizione tedesca, in 46 volumi, de Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori di Giorgio Vasari. E’ molto difficile stabilire un collegamento diretto tra Vasari e Pasolini, tra Rinascimento e letteratura italiana contemporanea; ma proprio la capacità di muoversi tra contrapposte polarità con la massima libertà, ma anche con grande competenza, ha sempre caratterizzato in profondità la biografia intellettuale di Klaus Wagenbach. Aveva conseguito nel 1957 il dottorato con un lavoro molto innovativo su Kafka, e Kafka è sempre rimasto tra i temi principali dei suoi interessi e delle sue ricerche; aveva studiato in modo molto approfondito la storia dell’arte occidentale, e proprio per questi studi aveva visitato a lungo l’Italia già nel 1951 con una semplice, e quasi leggendaria bicicletta; aveva conosciuto da vicino e apprezzato poeti, scrittori e teorici dell’innovativo Gruppo 47 – e più tardi in Italia quelli del Gruppo 63; aveva sperato – proprio poco dopo la costruzione del Muro di Berlino – di poter fondare esattamente a Berlino una casa editrice aperta a entrambe le Germanie di allora.

Questo elenco potrebbe continuare ancora a lungo: il dato di fatto è che la biografia intellettuale di Wagenbach è stata una testimonianza significativa di tutta la storia culturale tedesca della seconda metà del 20. secolo e degli inizi del 21. Proprio per questo anche il suo contributo allo scambio culturale italo-tedesco è stato così importante ed articolato. In un’intervista a Lipsia nel 2009 ebbe occasione, con la sua consueta ironia, di parlare dell’”immenso piacere” della sua casa editrice “di mettere insieme Italia e Germania, i due popoli tra loro più diversi che ci possa immaginare”; ma dietro la sua sempre rinnovata scoperta di altri aspetti dell’Italia – in letteratura, nel paesaggio culturale, nelle tradizioni gastronomiche, in politica ecc. – vi era soprattutto la sua profonda concezione della Bildung, ovvero di una cultura intesa come priva di chiusure, in modo non retorico, ma dinamico, aperto e sperimentale. Proprio all’interno di una tale idea di Bildung – si potrebbe infine aggiungere – lo scambio culturale italo-tedesco, seppure in sempre nuove forme, resta ancora oggi una componente essenziale.

Prof. Aldo Venturelli
Foto: Wilhelm W. Reinke
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